statement

Ho re-incontrato la pittura al culmine di una lunga carriera come psicoanalista, ma si trattava di un amore molto più antico e precedente: forse il primo. Da ragazza facevo pratica negli studi degli artisti, ma poi la mia vita aveva preso tutt’altra strada e per molti anni mi sono occupata di Medicina Psicosomatica, dei legami tra la mente e il corpo e delle radici del benessere fisico e psichico.

Oltre alla pratica clinica ho pubblicato parecchi libri, scritto centinaia di articoli e condotto Corsi, e ancora lo faccio, ma l’amore per la pittura continuava a riemergere sotto altre forme. E mi ha spinto a studiare il significato simbolico dei colori nei sogni e nell’immaginario e gli effetti psicofisici dei colori negli ambienti in cui viviamo:tema a cui ho dedicato il libro “Il colore in casa” Edizioni Urra Feltrinelli.

Finalmente qualche anno fa ho deciso di iscrivermi alla Accademia di belle Arti di Brera e realizzare quello che era sempre stato il mio sogno. Dedicarmi a tempo pieno alla pittura ha significato per me aprire un nuovo ciclo di vita, in cui le mie passioni artistiche e professionali si sono incontrate e fuse in una pratica quotidiana che le riesce ad accogliere entrambe.

Il mio linguaggio artistico è scaturito proprio dalla mia attività professionale: da sempre quando tengo una conferenza o una seduta di psicoanalisi ho bisogno di ‘carta e matita’, non per prendere appunti, ma per ‘tracciare dei segni’ che seguono la concatenazione dei miei pensieri. Sono solo cerchi, frecce, ogni tanto una parola… ma il mio cervello ha bisogno di collegarsi alla mano per funzionare più lucidamente. Mentre parlo seguo con il gesto lo sviluppo del discorso, lo organizzo per punti e linee di connessione, lo visualizzo in maniera quasi ‘geometrica come una rete di concetti.

Trovo chiarificatore e rilassante questo scorrere del dialogo che si ramifica e prende tangenti ma ‘ritorna sempre a casa’: è elastico e aperto senza saltare di pan in frasca. Personalmente appena finito di parlare straccio quei fogli: per me hanno esaurito la loro funzione. Invece capita spesso che a fine seduta i pazienti me li strappino di mano, o persino che vadano a recuperarli dal cestino della carta straccia, chiedendomi di tenerli per ‘ricordarsi cosa ci siamo detti’.E in effetti anche io guardandoli riesco a vedere il filo del discorso che abbiamo fatto.

Quando ho iniziato gli studi all’Accademia di Brera mi sono riproposta di dare forma a quei segni sparsi e trarne dei lavori che avessero un valore pittorico e una loro poesia. Sono partita dai segni più ricorrenti nei miei fogli: cerchi, frecce, rettangoli e linee di collegamento. Quello che ha attirato fin da subito la mia attenzione è stato il cerchio ellittico, o meglio una serie di cerchi ellittici che nel mio vocabolario visivo volevano dire ‘NOI’: noi, tante persone diverse, ognuna con il suo carattere, che messe insieme creano ‘una situazione’. Via via che il lavoro procedeva quelle ellissi hanno cominciato ad apparirmi come dei ‘flussi di pensieri’, un susseguirsi di idee che si rincorrono e si accavallano creando un certo stato d’animo.

  PENSIERI DI SPERANZA VERDI

Quando osserviamo un quadro astratto i nostri neuroni-specchio si attivano e seguono i movimenti del pennello dell’artista: così riproducono ‘in piccolo’ l’emozione che li ha mossi e ci permettono di capire lo stato d’animo del pittore ‘durante’ l’esecuzione del dipinto. E’ una trasmissione fisiologica che passa direttamente da inconscio a inconscio: fonda le basi dell’empatia e della comprensione subliminale di un’opera.

Con i miei quadri voglio trasmettere una sensazione di gioia, di vitalità e di apertura alle infinite possibilità dell’esistenza, così ho elaborato una tecnica particolare che mi permette di trasmettere proprio quel tipo di energia: così i miei quadri non sono solo delle tele colorate ma delle piccole navicelle spaziali, veicoli di un messaggio che arriva anche a chi li osserva e si diffonde nell’ambiente circostante.

I miei segni possono essere più forti o più leggeri, più secchi o più morbidi; le ellissi più strette o arrotondate, il baricentro spostato in avanti verso il futuro o indietro verso il passato e questo mi permette di esprimere piuttosto bene una determinata emozione. E poi c’è il colore che stimola reazioni psicofisiche: può suscitare rilassatezza o eccitazione, un senso di apertura o di chiusura, di stabilità o di movimento. Così nel loro insieme i miei segni creano una atmosfera, alludono a uno stato d’animo.

Da qui è nata la serie di opere che ho chiamato “PENSIERI”.

Poi c’è stato un salto evolutivo: le mie ellissi erano come una singola ‘parola’ mentre io volevo dar corpo all’intero ‘discorso’ con tutti i suoi diversi segni e collegamenti, con tutte le variazioni e in cambiamenti di tono affettivo. Da qui è nata una seconda serie di quadri che ho chiamato “DISCORSI”.

Qui i miei segni sono una sorta di ‘scrittura’ eseguita a occhi chiusi e con la mano sinistra (per mettere in funzione la parte destra intuitiva del cervello). Sono frasi che si collegano l’una l’altra, dipinte durante una specie di danza sciamanica coinvolge l’intero corpo. La linea centrale più marcata indica ‘il filo del discorso’ e collega i vari concetti , mentre i segni sempre più sottili sono i singoli argomenti correlati. In caratteri piccolissimi ma leggibili ho poi inserito delle considerazioni o delle domande provocatorie.

Il colore invece corrisponde al simbolismo dell’argomento che sto trattando e alla valenza emotiva dei singoli punti. Uso materiali molto diversi: colori acrilici, pastelli, matite, pennarelli, biro e li scelgo a seconda della loro storia e composizione chimica : olio per i temi più consistenti, matita per gli appunti veloci…

Ma solo nella mia ultima serie “SEDUTE DI PSICOANALISI” sono finalmente riuscire a dare forma pittorica a un intero foglio di lavoro di una ‘vera’ seduta di terapia, uno di quei pezzi di carta che in una sola pagina contengono mille temi diversi e indicano connessioni e collegamenti tra le più disparate aree di quell’affascinante complessità che è la nostra vita interiore…

VISIBILE INVISIBILE: SEDUTA 1.5.84


Sullo sfondo dipingo dei neuroni che intrecciano i loro dendriti e creano sinapsi: le cellule, il cervello, le basi fisiche di ogni nostro ragionamento. Sopra scrivo, con una calligrafia leggera appena leggibile, il contenuto dell’intera seduta e tutto quello ce ci siamo detti con le parole. Sopra ancora dipingo la mappa mentale con i simboli e i collegamenti che ho tracciato mentre parlavo.

A osservare bene i simboli diventano chiari e il discorso comprensibile: visibile e invisibile sono in continuo rapporto, i processi fisiologici sono “invisibili” alla coscienza eppure ci tengono in vita: i processi di cambiamento partono dall’inconscio e compiono un lungo lavoro prima di sbucare alla luce, come i semi che si radicano prima nella terra; la nostra coscienza oscilla tra momenti di piena consapevolezza e reazioni inconsce ‘invisibili’ all’Io; d’altra parte l’Universo stesso è composto per il 96% da materia oscura invisibile e energia oscura.
Tutto questo è dipinto, scritto, disegnato su queste tele